Regione Piemonte - Città Metropolitana di Torino

Villa romana

Le visite alla Villa romana di Almese – gratuite e condotte da un archeologo esperto col supporto dei volontari dell’Associazione Ar.c.A. – propongono un’immersione nell’archeologia per conoscere la storia, la cultura e le funzioni del sito nel contesto della romanità in Val di Susa.

La Villa romana di Almese, risalente al I secolo d.C., continua a suscitare grande interesse, attirando visitatori provenienti da tutto il Piemonte e non solo. Dal 2008 la Villa è anche sede degli stage estivi di educazione ambientale riservati ai ragazzi dai 15 ai 18 anni ed è inoltre meta di numerose visite scolastiche.

villa-13

Le visite guidate sono organizzate dall’Associazione Ar.c.A, in collaborazione con il Comune di Almese, la Soprintendenza ai beni archeologici del Piemonte, la Fondazione Magnetto, la Finder SpA e il piano di valorizzazione Valle di Susa, tesori d’arte e cultura alpina.

CALENDARIO VISITE GUIDATE (PERIODO AGOSTO-OTTOBRE 2020): 

Domenica 2/8/2020 h. 16,00 – 19,00
Domenica 23/8/2020 h. 16,00 – 19,00
Domenica 30/8/2020 h. 16,00 – 19,00

Domenica 6/9/2020 h. 15,00 – 18,00
Domenica 20/9/2020 h. 10,00 – 12,30 14,30 – 18,00 XI Giornata dell ‘Archeologia in Valle di Susa
Sabato 26/9/2020 15.00-18.00 Giornate Europee del Patrimonio 2020

Domenica 4/10/2020 h. 14,30 – 17,30 Rivera Festa delle Siole Piene
Sabato 17/10/2020 h. 14,30 – 17,30
Domenica 25/10/2020 h. 14,30 – 17,30 Milanere Fiera autunnale di Milanere

MODALITÀ DI ACCESSO
È obbligatoria la prenotazione della visita, tramite telefono o e-mail, per un massimo di 5 visitatori a prenotazione. Già durante la prenotazione, verrà comunicato al visitatore l’obbligatorietà di indossare mascherina e guanti in lattice durante la visita. Gli ingressi prenotati saranno scaglionati in maniera da garantire il distanziamento sociale previsto di 1 metro. All’interno del sito archeologico sarà ammesso contemporaneamente un numero di visitatori massimo pari a 25 unità.

I volontari che saranno presenti sul sito archeologico per l’accoglienza dei visitatori dovranno:
– Non accedere al sito se in presenza di sintomi quali febbre (maggiore di 37,5 °C), tosse, raffreddore o se soggetti a provvedimenti di quarantena o risultati positivi al virus o che abbiano avuto contatto con persone positive negli ultimi 14 giorni;
– prestare rigorosa attenzione all’igiene delle mani attraverso l’uso di soluzioni idroalcoliche;
– indossare i dispositivi di protezione individuale monouso (mascherine e guanti di lattice);

All’ingresso, i volontari accoglieranno i visitatori attenendosi rigorosamente le seguenti indicazioni:
– dovranno verificare se i visitatori indossano la mascherina;
– verrà consegnata un’autodichiarazione (facsimile in allegato) da compilare e restituire all’operatore; possibilmente si chiederà al pubblico di utilizzare la propria penna, diversamente verrà fornita dall’operatore che dopo l’uso provvederà ad igienizzarla con apposito gel; l’autodichiarazione verrà conservata per almeno 14 giorni;
– verrà data indicazione delle misure igienico-sanitarie come da allegato 4 al DPCM 26 aprile 2020, da rispettare all’interno: mantenere la distanza di sicurezza (almeno 1 m), indossare la mascherina, igienizzare le mani, evitare abbracci o strette di mano, non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani, coprirsi naso e bocca se si starnutisce o tossisce; i visitatori verranno comunque invitati a prendere visione dell’informativa affissa sul prefabbricato antistante l’ingresso;
– verrà fornito gel igienizzante per disinfettare le mani prima di entrare.

VISITA AL SITO
Durante la visita al sito i volontari dovranno vigilare sul corretto distanziamento dei visitatori (almeno un metro) tra di loro.

Nel caso i volontari stiano effettuando visite guidate, gli stessi devono garantire il distanziamento previsto dai visitatori stessi. Le visite guidate devono prevedere un numero massimo pari a 10 visitatori per visita.

Misure igienico-sanitarie (ai sensi dell’art. 4 del DPCM 26 aprile 2020)

1. igienizzarsi spesso le mani.
2. evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute.
3. evitare abbracci e strette di mano;
4. mantenere, nei contatti sociali, una distanza interpersonale di almeno un metro;
5. praticare l’igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto
delle mani con le secrezioni respiratorie);
6. evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;
7. non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
8. coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
9. utilizzare protezioni delle vie respiratorie come misura aggiuntiva alle altre
misure di protezione individuale igienico-sanitarie

Per informazioni o prenotazioni visite:
Tel. 342 0601365 | email: arca.almese@gmail.com

Ufficio Cultura – Comune di Almese
Tel. 011 9350201/5 | email: cultura@comune.almese.it

 

 


 

 

I resti della villa romana, la cui costruzione risale probabilmente al I secolo d.c., si trovano in località Grange di Rivera. Il complesso sorge a mezza costa, in alto rispetto all’antistante pianura quanto basta a situarla in una posizione climaticamente favorevole e di notevole interesse panoramico, spaziando dalla morena di Rivoli, al Pirchiriano, alla montagna dell’alta valle di Susa, al Rocciamelone e alle più dolci pendici del colle del Lys.

Il contesto specifico in cui la villa di Almese si inserisce, accresce e al tempo stesso permette di meglio definire la sua importanza. La realizzazione della villa si colloca infatti nel I secolo d.C., quindi in una fase molto precoce della romanizzazione, ai margini della strada delle Gallie che è all’origine della deduzione della colonia di Augusta Taurinorum, nell’immediata prossimità della statio ad fines di Drubiaglio di Avigliana, che della romanizzazione della zona deve essere stata un punto nodale.

La villa almesina è il più grande edificio extraurbano di epoca romana dell’Italia settentrionale. I romani chiamavano villa qualsiasi residenza al di fuori delle città e le dividevano in due categorie: quelle destinate prevalentemente agli usi agricoli, dette “rustiche” e quelle residenziali chiamate “urbane”. La villa di Grange di Rivera rientra in quest’ultima categoria  perchè le sue caratteristiche ne fanno una residenza di lusso, destinata a un proprietario con notevoli disponibilità economiche e ampi possedimenti nei dintorni. La vicinanza con ad fines fa ipotizzare che fosse coinvolto nell’appalto statale per la riscussione della tassa di transito.

Il sito si sviluppava su un complesso di circa 5.000 metri quadri, articolato su più livelli e la villa era costruita su un basamento di circa 37×49 metri  e si articolava su due piani.  È stato ipotizzato che agli angoli del fabbricato si innalzassero due torri, che andavano a costituire il terzo piano. Su questo basamento si disponevano gli ambienti, la cui articolazione è solo in parte ricostruibile dalle tracce dei muri di fondazione e dai materiali architettonici rinvenuti negli strati del crollo, seguito al definitivo abbandono della villa come struttura abitativa, avvenuto probabilmente nel corso del IV secolo. Al centro un cortile di 27×30 metri detto peristilio, circondato da un portico che faceva da filtro per l’accesso ai vari ambienti della villa. Le colonne che lo sostenevano erano in laterizio rivestite di intonaco bianco mentre basi e capitelli erano in marmo valsusino.

L’ingresso, a nord, ancora oggetto di analisi da parte degli archeologi, era monumentale, con colonne in laterizio del diametro di 50 centimetri. Sul lato opposto, a sud, si apriva un porticato su pilastri, al di sopra del quale si trovava un ambulacro affacciato sulla Dora e la collina morenica. Davanti, un’area di circa 2.000 metri quadrati occupata dal giardino, le cui strutture, in gran parte scomparse, rendono difficile immaginare l’organizzazione dei percorsi e il tipo di alberi che eventualmente vi si trovavano.

Tutte le strutture erano intonacate: nel piano inferiore con intonaci grezzi, mentre al piano superiore con intonaci dipinti. Questa distinzione suggerisce una destinazione residenziale degli ambienti del primo piano, mentre il piano terra, più modesto, sembra essere stato in uso alla servitù, o a coloro che lavoravano alle dipendenze dei proprietari. I pavimenti erano variamente realizzati da mosaici, cocciopesto a scaglie di pietra bianche e colorate, semplice malta su vespaio.

 

villa-romana-planimetria

 

Ricostruzione tridimensionale della villa romana

La villa è stata scoperta nel 1979 e nel 1980, divenuta patrimonio dello Stato, sono iniziati gli scavi a cura della Soprintendenza ai beni archeologici del Piemonte in collaborazione, fino alla metà degli anni ’90, con il Dipartimento di Scienze Antropologiche, Archeologiche e Storico Territoriali dell’Università di Torino. Le 13 campagne di scavo sono proseguite per diversi anni e l’ultima risale al 2007. Nel 2012 sono stati effettuati interventi di restauro su alcuni intonaci e parte delle murature.

Lo scavo ha riguardato principalmente strati di macerie depositatisi nei vani del piano terra della villa, prodotti dal disfacimento delle strutture del piano superiore. Si tratta di strati di spessore fino a 2 metri, ricchi di frammenti di intonaci dipinti, pavimenti in signino, frammenti di mosaici a motivi geometrici bianchi e neri, ceramica databile fra il I e il VI secolo d.C.

Dal 2008 il comune di Almese in collaborazione con la Soprintendenza ha intrapreso un’iniziativa di pulizia e manutenzione prima, di piccoli scavi poi, attraverso l’organizzazione di stage di educazione ambientale riservati ai giovani almesini, che si è ripetuta con successo negli anni successivi. Dal 2010 la villa è aperta al pubblico che vi accede attraverso un percorso di visita realizzato col contributo della Fondazione Magnetto, aggiornato nel 2013 con pannelli esplicativi posati grazie al contributo della Finder Spa.

La villa romana è visitabile in primavera, estate e parte dell’autunno.

 

Galleria immagini

 

Video

Comune di Almese