Storia di Almese

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Non è sicura la provenienza del nome Almese: per alcuni storici deriva da “ad Maesam”, che significa ‘accanto al torrente Messa’, secondo altri deriva dal gallo-romano “Almo”. Etimologia questa che sarebbe coerente con i ritrovamenti nella zona di Malatrait e nella villa romana di Rivera, che datano la presenza di abitanti alla tarda età del ferro con insediamenti che si sarebbero notevolmente espansi nel periodo romano. Quel che è certo è che la zona di Almese fu un punto di passaggio: lo testimoniano le antiche dogane per il pagamento di dazi e pedaggi, ritrovate a Malano, vicino a Drubiaglio.

La testimonianza più antica dell’esistenza di Almese risale al 1001: in quell’anno Ottone III concede a Olderico Manfredi, figlio di Mongifredo e nipote di Arduino il Glabro, il titolo di marchese della contea di Torino e il relativo elenco dei beni comprende ‘…tertiam partem… Almisii’. Successivamente, nel 1029, Olderico Manfredi dona al Monastero Benedettino di San Giusto di Susa un terzo della valle di Susa, comprendente ‘quelle parti che vengono chiamate Almese e Rubiana’. I benedettini fondano poi proprio ad Almese una prepositura intitolata a ‘San Mauro di Almese’: da quel momento la storia del paese coincide con quella di San Mauro, borgo agricolo soggetto a infeudamenti successivi.

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Nel 1300 tutti i centri abitati affrontano l’esigenza di difendersi: anche l’abbazia almesina si trasforma in castello, fortificato come tutte le aziende agricole. La realtà dell’epoca, rispetto a norme, costumi, abitudini è testimoniata negli ‘statuti rurali’, documento pubblicato tra il 1311 ed il 1314 dalla Signoria di San Giusto. A quei tempi tra l’altro inizia la caccia alle streghe, che secondo credenze popolari organizzano sabba lungo le sponde del torrente Messa. E il castello di San Mauro viene utilizzato come prigione per le colpevoli in attesa di esecuzione.

Verso il 1400 Almese si trova a fronteggiare un’emergenza ambientale: le inondazioni del torrente Messa, ingrossato dai residui di lavaggio dell’ematite, estratta dalle locali miniere di ferro. Ci vorranno secoli per risolvere in modo stabile il problema, con il rimboschimento del vallone del Messa agli inizi del ‘900.

Nel corso del 1600 il conflitto contro la Francia ha conseguenze negative anche per Almese, in particolare nel 1690, quando il Catinat conquista Susa ed Avigliana, e Almese e Rubiana vengono saccheggiate e patiscono una ventina di morti e la distruzione di case e colture.

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Con l’emanazione delle ‘leggi sui Pubblici’ nel 1700 l’amministrazione comunale viene riorganizzata, mentre nel 1769 il convento di San Giusto viene sciolto e i territori almesini rientrano nel Reale Patrimonio. A fine secolo, inoltre, si instaura un governo provvisorio, conseguenza della rivoluzione francese, con un gruppo di giacobini capeggiati dal segretario comunale, Gandolfi.

Nel giugno 1800 tutta la regione viene annessa alla Francia, poi, con la caduta di Napoleone, Almese diviene Comune capo di mandamento della Provincia di Susa, insieme ai Comuni aggregati di Villar-Almese (oggi Villardora), Rivera e Rubiana: è quindi sede di circoscrizione giudiziaria e di pretura. Frattanto nel 1845 viene ampliata la piazza Martiri, costruito il nuovo municipio, si risolve la diatriba con Avigliana rispetto alla sede del mercato.

Almese rimarrà borgo agricolo fino a quando il collegamento ferroviario nel 1854 renderà possibile l’impianto di alcune industrie: si costruiscono allora le scuole elementari e, nel luogo attualmente occupato dal municipio, sorge il primo mercato coperto di tutta la valle. Con il 1900 trova finalmente soluzione la secolare vicenda dei pascoli sul Musiné, tra Rivera e Milanere, mentre dal 1955 i comuni di Almese e Villardora sono separati.

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