Regione Piemonte - Città Metropolitana di Torino

Il Premio Calcagno 2009 a Ermanno Olmi

olmi-premio
Le radici, la memoria, la terra, il cinema, i libri, la fede, l’Italia di oggi. Ermanno Olmi è come un fiume in piena, e le parole del Maestro volano alte, emozionano, commuovono, strappano applausi. Sul palco dell’auditorium cav. Mario Magnetto, il regista de “L’albero degli zoccoli”, de “Il mestiere delle armi”, di “Terra Madre”, riceve il Premio Giorgio Calcagno dalle mani del sindaco Bruno Gonella, e offre in cambio una lezione a tutto campo sul mondo e sulla vita.

La terza edizione del premio dedicato al giornalista, scrittore e poeta almesino è stata un omaggio a un protagonista della cultura italiana, ma anche a un uomo capace di comunicare pensieri “alti” con un linguaggio semplice, con una modestia sorprendente e una disponibilità al dialogo che la dice lunga sulla sua sensibilità. Appena il Maestro ha fatto ingresso nell’auditorium, sabato mattina 15 maggio, è stato circondato da tanti che hanno voluto salutarlo, dirgli quanto hanno amato il suo cinema. Ed Olmi ha avuto una parola per tutti.

Prima della consegna del premio, il Maestro ha ricordato il suo incontro, molti anni fa, con Giorgio Calcagno, avvenuto ad Asiago grazie ad un amico comune, Mario Rigoni Stern. «Fu Mario a dirmi che c’era un amico che voleva parlare con me. Di Calcagno sapevo che aveva lavorato a  Tuttolibri, conoscevo il suo lavoro di critico. Ci siamo incontrati, abbiamo parlato a  lungo e nella mente mi è rimasto il suo volto, un volto che si rivelava come quello di un artista».

olmiOlmi ha letto i libri di Giorgio dopo aver saputo di essere stato premiato. «Allora ho capito che sono loro ad essere il vero volto di Calcagno. Uno in particolare, “Il vangelo secondo gli altri”, in cui lui accetta la sfida con Dio, gli chiede di mettersi alla pari. E’ un libro che, da solo, vale tutto quelli che ho letto di recente».

Poi qualche parola per ricordare l’amico di Asiago. «Mario Rigoni Stern ha vissuto fino in fondo la propria vita. Sapeva di dover morire ma non aveva paura. Anche lui ha accettato la sfida, ha amato la vita nel momento in cui moriva, ha pensato che la morte è solo un evento, come lo scorrere delle stagioni».

A premiare Olmi, oltre a sindaco, il critico letterario Lorenzo Mondo, che ha scritto le motivazioni: “Ermanno Olmi è un maestro del cinema che sa esprimere attraverso immagini di grande bellezza valori forti, controcorrente. Gratificato dagli innumerevoli e convinti estimatori, non si fa intimidire dagli educati consensi e fraintendimenti che accompagnano il suo lavoro. Dall’epica contadina de “L’albero degli zoccoli” al mite anarchismo di “Centochiodi”, passando per “La leggenda del santo bevitore”  e “II mestiere delle armi”, si ispira a un nuovo umanesimo che recuperi, sulla scorta di una nativa religiosità, la nuda e solidale verità dei sentimenti, il rapporto amorevole e armonioso con la madre terra, lo sguardo ugualmente fermo sul vivere e sul morire. Il Premio Calcagno si onora di conferire il suo riconoscimento a questa testimonianza che suona così preziosa nei nostri tempi convulsi e distratti”.

Dopo la consegna del premio, Olmi ha dialogato con gli studenti del liceo Alfieri. La fede, il cinema, il mondo contadino, la necessità di porsi sempre delle domande. Un nuovo umanesimo? Chiede la giornalista Alessandra Comazzi. «L’umanesimo c’è sempre. Quando sono stato con Renzo Piano nell’ex stabilimento Falk a Milano, gli alberi crescevano sulle macerie e avrebbero finito col purificare l’ambiente. Ecco, se troviamo il tempo e la tranquillità, tornerà a fiorire l’albero dell’umanesimo».

E poi il lavoro. «Se penso alla mia formazione, scopro che ho imparato osservando il lavoro delle persone umili, dall’operaio al contadino, e ho sempre prediletto questo mondo. I contadini sono arbitri di se stessi, potevano pensare ogni giorno a come avrebbero organizzato il giorno dopo. Il lavoro del contadino è quello che rappresenta meglio l’umanità. Solo quello del poeta gli è paragonabile».

I libri: «Non sono mai stato un uomo di libri, non sono un lettore organico e penso che se ne producano troppi. Una obesità culturale che va a scapito delle qualità. Quanto agli scrittori che ho rappresentato,  hanno detto cose che sono anche mie e in alcuni casi mi sono consegnato in un abbraccio totale, come con Roth o Buzzati».

premio-calcagno-olmi-027Alberto Sinigaglia, giornalista della Stampa, ricorda che c’è un filo a legare coloro che hanno lavorato al giornale negli anni Settanta: una certa idea dell’Italia. Olmi è pessimista. «Vedo un paese allo sbando. Non vogliamo prendere atto della realtà che stiamo vivendo. Dovremmo essere più accorti nel porre domande. Il mondo cambia e come questo cambiamento avverrà dipende da noi. Oggi assistiamo a un cedimento morale quando demandiamo ad altri la soluzione dei problemi. Dobbiamo invece avere il coraggio di proporre un nostro progetto di vita: solo così di riconosceremo fra noi. Come possiamo essere un popolo democratico se non abbiamo la cultura della democrazia? La democrazia la facciamo noi. Oggi, invece, viene gestita da pochi potentati perchè noi siamo assenti, perchè rinunciamo alle nostre responsabilità. Siamo un cumulo di macerie dal punto di vista della vita civile e ci salviamo solo procurandoci il tempo per diventare alberi come quelli della Falk».

Dopo la cerimonia, Ermanno Olmi ha visitato la mostra al ricetto di San Mauro che presenta i bozzetti dell’allestimento dell’opera verdiana andato in scena al Teatro Regio di Torino nel1997, di cui il Maestro curò la regia, ed è stato accompagnato da Graziella Calcagno a villa Tuina. Qui è prevalso il ricordo di Giorgio a cui, come ha annunciato l’assessore torinese alla cultura Fiorenzo Alfieri, il capoluogo subalpino vuole dedicare una via.

 

Il Premio riservato alle scuole

Comune di Almese