Festa della Liberazione 2017: discorso del Sindaco Bertolo

Saluto e ringrazio tutte le associazioni presenti, che rappresentano sempre la parte più bella e attiva della comunità, tutti i rappresentanti delle Istituzioni civili, militari e religiose, e in particolar modo tutti i giovani, perché la vostra presenza è importantissima, oserei dire fondamentale.
Anche quest’anno con noi i ragazzi del Treno della Memoria. Sono fiera e onorata di averli potuti ospitare ad Almese: hanno organizzato in grande stile un raduno, un campeggio Resistente, il Rebel Camp, che ha portato nel nostro Comune tanti giovani pieni di sana curiosità, di ideali, di voglia di fare e di capire, di informarsi e non fermarsi alla superficie delle cose. In questi due giorni abbiamo sentito conferenze sulle antiche e nuove Resistenze, approfondito molti argomenti e guardato oltre ai nostri ristretti confini geografici ma soprattutto mentali. Ci siamo commossi insieme di fronte alle testimonianze di ragazzi disabili ed eccezionali come Davide e dell’associazione Si puo’ fare: dall’alto della sua carrozzina Davide ha raccontato la sua esperienza col Treno della Memoria ricordando che durante il nazismo i disabili venivano sterminati perché costavano allo Stato Tedesco ed erano la vergogna della razza ariana superiore, ma anche venivano usati come cavie per provare i forni crematori e le camere a gas dove poi sarebbero stati sterminati tutti gli altri, uomini, donne e bambini; abbiamo pianto insieme e ci siamo abbracciati dopo aver sentito le testimonianze di Doumbia, Moussa a altri ragazzi immigrati che hanno raccontato degli orrori che si vivono in Libia e delle atrocità vissute durante il loro viaggio; ascoltandoli sembrava di tornare ai tempi dei lager nazisti… perché mentre qui in Piazza ad Almese abbiamo il mercato dei prodotti locali in Libia nelle piazze ci sono i mercati degli schiavi, dove i ragazzi africani giunti in questo paese per trovare lavoro vengono venduti per 5 euro al giorno a chi ha bisogno di forza lavoro e passano anni senza guadagnare nulla, imprigionati, seviziati, picchiati. Ecco perché se non muoiono prima, scappano rischiando la morte per attraversare il mare e raggiungere l’Italia. Molti non hanno neanche mai pensato di venire nel nostro paese quando hanno lasciato la loro casa e le loro famiglie.
Promuovendo ogni anno il Treno della Memoria tra i nostri ragazzi vogliamo investire sui giovani perché diventiate donne e uomini migliori, che sappiano vedere con chiarezza e fare le scelte giuste per andare avanti con impegno, con solidarietà e coraggio ed essere interpreti di un mondo senza muri, da vivere tutti insieme.
Siamo qui per parlare di Resistenza e mai argomento è stato di maggiore attualità. Ora, come allora, si stanno creando le condizioni per qualcosa che ci deve far paura, perché molti sono le analogie con il periodo che anticipò la seconda guerra mondiale e portò all’ascesa del nazismo e del fascismo: crisi economica diffusa, mancanza di lavoro soprattutto tra i giovani, sfiducia verso la classe politica , poca cultura e ignoranza, egocentrismo ed indifferenza. Non so voi ma a me fa paura vedere cosa succede nel mondo, la deriva nazionalista, razzista e autoritaria che hanno preso diversi paesi, dagli Stati Uniti alla Turchia, dall’Unione Sovietica alla Corea del Nord e la Siria, e in Europa la Brexit e le spinte populiste di estrema destra in tanti paesi.
Questa Europa, nonostante i suoi valori fondanti, è quella che nel passato a vario titolo e in vari modi, ha speculato e ottenuto vantaggi nei paesi poveri, magari ricchi di petrolio e materie prime, ha fatto ingerenza negli equilibri politici di molti di questi paesi con esiti destabilizzanti e disastrosi e adesso ne subisce le conseguenze: l’immigrazione di massa, il terrorismo. Per affrontare tutto questo scende a patti con Turchia e Libia che non sono propriamente dei paesi dove i diritti umani, difesi dalle nostre costituzioni europee, vengono tutelati. Dovremmo invece ricordare i 70 anni di pace nel nostro continente, pace che solo la collaborazione, il dialogo, la conoscenza reciproca, l’uguaglianza tra gli stati membri e il rispetto di tutti i popoli finora ci hanno assicurato, e lavorare per abbattere i muri, non innalzarli, per lasciare ai giovani l’Europa che loro vogliono. Perchè non si può proclamare la pace solo a parole senza una vera accoglienza ma anzi creando ghetti all’interno delle nostre società, e non si può pensare ad una pace interna senza lavorare perché questa pace ci sia anche negli altri paesi del mondo. Altrimenti, come un cancro che attacca anche le parti sane del corpo, fame e guerre arrivano e continueranno ad arrivare fino a noi a chiederci giustizia, con esodi di profughi che si riversano nei nostri paesi e terrorismo, spesso maturato in seno alle nostre comunità, dove giovani sbandati diventano facile preda di pericolose organizzazioni estremiste, perché non accettati, rifiutati e odiati nel loro paese di adozione.
Mi pare che in generale non ci si renda assolutamente conto del valore immenso di tutti questi anni di pace, che diamo per scontato e che sottovalutiamo spesso con lamentele sterili, senza però darci da fare per cambiare le cose in meglio. Per contro, da tante parti è forte il tentativo di sminuire e far dimenticare la Resistenza e i valori che essa rappresenta, anche grazie ai social che sembrano diventati lo strumento incontrollato per messaggi pesantemente razzisti e omofobi da parte di singoli o di organizzazioni di estrema destra, per fare sciacallaggio sulle paure della gente e cavalcando lo scontento a scopi elettorali.
Le frasi fatte, che ogni anno sentiamo in questo periodo: la guerra mica l’hanno vinta i Partigiani, senza gli Alleati avremmo perso. Chi lo nega?? Pero’ ricordiamo città come Torino, Genova, Napoli liberate dalla Resistenza Partigiana con le sue sole forze, prime città liberate nell’Europa occupata dal Nazifascismo, e alle quali perciò fu conferita la medaglia d’Oro; e poi il riscatto, l’ONORE di potere stare, a guerra finita così come oggi, a testa alta di fronte al mondo, dopo che il Fascismo, con l’aberrazione delle leggi razziali, il genocidio ebreo e la deportazione nei campi di concentramento, la guerra civile che ha messo fratello contro fratello, hanno portato l’Italia a toccare il punto più basso, più buio della sua storia. Poi ancora dicono che i morti sono tutti uguali. Certo! La pietà per tutti i morti è la stessa, MA DA VIVI! ERA DA VIVI CHE SI ERA DIVERSI!!
Invece la Resistenza, che ricordiamo iniziò attivamente dopo l’armistizio dell’8 Settembre del ‘43, fondò le basi della Repubblica Italiana! In due anni di combattimenti contro un nemico comune i comandanti dei diversi Movimenti di Liberazione, di matrice socialista, comunista, cattolico, che provenivano da esperienze politiche diverse, dove si fusero l’ideale cristiano e l’ideale democratico, impararono a guardarsi con rispetto, a collaborare insieme, e portarono il nostro paese a dotarsi di una meravigliosa Costituzione e alla Repubblica Democratica. I politici di oggi avrebbero molto da imparare da quelli di allora.
Fondamentale anche il ruolo che la Resistenza ebbe per le Donne e la loro emancipazione, che è tutt’altro che completata: la Resistenza vide la partecipazione attiva di moltissime donne. I dati forniti dall’Anpi sulla lotta di Liberazione parlano di 35.000 Donne Partigiane combattenti e 70.000 Donne organizzate nei Gruppi di difesa della Donna. Uso le parole della staffetta partigiana Annita Malavasi detta “Laila”: “Fu tra i partigiani che, per la prima volta, uomini e donne ebbero pari dignità e che l’uguaglianza, sancita dalla Costituzione a Guerra finita, non fu un regalo ma una conquista e un riconoscimento”.
C’è una frase famosa di Bertold Brecht : QUANDO L’INGIUSTIZIA DIVENTA LEGGE LA RESISTENZA DIVENTA DOVERE. Sta a noi uomini e donne del 2017 proprio grazie alla memoria degli errori fatti nel passato, far si che non si arrivi mai più a dover fare una scelta del genere, a far si che l’ingiustizia NON diventi legge, ma a vigilare e far sentire le nostre voci affinché organizzazioni estremiste non si allarghino a dismisura con i loro messaggi distruttivi e xenofobi e anche una certa politica col suo revisionismo storico subdolo non vada oltre il lecito. Il pericolo viene anche da una diffusa indifferenza o dalla paura di schierarsi e di esprimersi con forza da parte di molti che sono dalla parte giusta.
Facciamoci forza e alziamo la voce, torniamo ad essere Partigiani, ricordando che la legge Italiana difende i valori della Resistenza. Innanzitutto la XII norma finale della Costituzione dice che:
“E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.”
E poi c’è la legge Mancino, n. 654 del 13 ottobre 1975, per la quale sono stati spesso denunciati con successo gruppi neofascisti attivi in Italia come Forza Nuova o Casapound.
La Legge Mancino ratifica e porta ad esecuzione la Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966 e stabilisce che:
3.1 Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, e’ punito:
a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;
b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;
3. 3. E’ vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.
Questa è la legge italiana, che va evidentemente ricordata a tutti
Infine, prima di lasciare la parola ai ragazzi del Treno della Memoria che ci daranno la restituzione dell’esperienza vissuta col loro viaggio nella storia, voglio dedicare questo 25 Aprile al Partigiano LUPO, al secolo Ivano Piazzi, l’ultimo dei partigiani cremonesi che hanno combattuto al Colle del Lys nella 17esima brigata Garibaldi Felice Cima che è venuto recentemente a mancare. Gli ero molto affezionata, era una persona speciale per me e la sua perdita è stata tremenda. Il 1 Luglio egli avrebbe dovuto essere qui per ricevere la cittadinanza onoraria, che comunque siamo riusciti a concedergli formalmente pochi giorni prima che morisse. Con gli tutti gli onori possibili voglio ricordarlo e lo ringrazio per quello che fece allora da giovanissimo sulle nostre montagne per difendere la sua e la nostra libertà e per l’incessante opera che portò avanti per tramandare negli anni le storie, la verità e i valori della Resistenza – soprattutto ai ragazzi che seguiva come tutor a Eurolys – e con la sua presenza in moltissime scuole.
Lui mi ha lasciato tanto, tanti libri, testimonianze e tanta motivazione per fare qualcosa di concreto. È un impegno che voglio prendere: provare a ricostituire l’ANPI della Valmessa con l’aiuto di chi rimane, eredi della memoria dei partigiani del nostro territori, e delle altre sezioni ANPI della Valle; conto molto soprattutto sulla presenza attiva dei ragazzi di Almese e di tutta la Valmessa, che hanno partecipato negli anni al Treno della Memoria.
Buon 25 Aprile a tutti e ORA E SEMPRE RESISTENZA.