E’ morto Ivano “Lupo” Piazzi, partigiano al Colle del Lys e cittadino onorario di Almese

E’ scomparso il 6 aprile 2017, all’età di 91 anni “Lupo”, da poco nominato cittadino onorario di Almese con Delibera del Consiglio Comunale del 28 marzo. Avrebbe ritirato la cittadinanza onoraria il prossimo luglio.

L’Amministrazione Comunale lo ricorda con affetto per il suo amore per la vita, per la sua tenacia nel portare la sua testimonianza della Resistenza nelle nostre valli, per la passione con cui ha sempre saputo parlare e trasmettere ai più giovani i valori fondanti della Costituzione per “passare il testimone ai giovani affinché il sacrificio dei partigiani non sia stato vano”. Arrivederci Lupo!

 

Riportiamo qui il testo della Delibera del Consiglio Comunale per l’attribuzione della Cittadinanza onoraria.

 

Quando l’Italia è occupata dai tedeschi, oltre cento cremonesi nel corso del 1944 raggiungono la Valle di Susa ed entrano nelle formazioni partigiane; molti di loro aderiscono alla 17ª brigata Garibaldi ‘Felice Cima’ che opera nella zona del Colle del Lys, sopra Almese e Rubiana. Sono coraggiosi e determinati e si fanno valere sul campo, tanto che alla fine del 1944 uno di loro, Amedeo Tonani, ‘Deo’, prende il comando della brigata rimanendo poi ucciso in un scontro a fuoco con i tedeschi nel tentativo di salvare Sergio Rapuzzi, ‘Pucci’, cremonese pure lui e vicecomandante della brigata. Tra quei cremonesi c’è anche Ivano Piazzi, che quando arriva in Val Susa ha appena diciott’anni. ‘Lupo’ è il suo nome di battaglia durante la guerra partigiana ed è da tutti conosciuto così.

Nasce a Cremona il 2 aprile 1926, abita con i genitori e un fratello nel rione San Bernardo e nel 1944 fa il tornitore all’officina Cappelletti. Suo padre è un dipendente pubblico e, anche se ha la tessera del fascio, in cuor suo è un antifascista; un suo collega se ne accorge e giura che gliela farà pagare. Infatti poco dopo arriva la punizione che colpisce il figlio: Lupo dovrà andare a lavorare in Germania. Ma lui non ci vuole andare e così accetta le indicazioni del papà di un amico per rifugiarsi sulle montagne del Piemonte.

Parte per Torino a metà giugno del 1944; se lo fermano può dire che sta andando a fare una gita prima di partire per la Germania, del resto è pure senza bagagli. Quando giunge a Porta Nuova segue un uomo con La Stampa in tasca, prende il tram fino a Porta Susa e poi di nuovo il treno: scende a Condove e da lì a piedi sale in montagna con gli altri cremonesi fino a Favella dove viene rifocillato. Alla mattina gli chiedono le generalità e poi gli dicono di scegliersi il nome di battaglia. Ivano sceglie Lupo: a casa ha due cani lupo che ama, e poi è un nome adeguato a quei posti. Quella è la 17a brigata Garibaldi, appena sotto il Col del Lys. Commissario politico della brigata è ‘Kiro’, Enrico Fogliazza, un cremonese da lui già conosciuto, che comincia a fare formazione politica ai nuovi arrivati. Lupo ha capito che non sarà sufficiente aspettare che la guerra finisca, ma che lì ci si dovrà anche difendere. Sebbene per adesso armi non gliene diano, perché ce ne sono poche, ne approfitta per perlustrare le montagne e capire la direzione dei sentieri, ma per fortuna sua, dopo due settimane di permanenza alla 17a , è mandato nella 42a brigata a Chianocco, sopra Bussoleno evitando così il terribile rastrellamento del 2 luglio che costa la vita a oltre trenta partigiani. Lì arriva in un distaccamento dove sono quasi tutti militari meridionali, da loro riceve una mitraglietta Fiat e con loro scende nella valle a far saltare le traversine del treno per sabotare la linea Torino-Modane.

L’8 luglio arriva il rastrellamento anche per la 42a. Proprio mentre è in corso una tregua per uno scambio di prigionieri, i fascisti salgono da un vallone spoglio, dove non ci sono baite, per provare a prendere di sorpresa i ribelli. Il distaccamento di Lupo è un avamposto all’alpeggio di Balmafol e ha il compito di difendere il comando che sta più in alto. I fascisti sono a poche decine di metri, sparano nascosti da dietro gli alberi e le rocce, ma le munizioni dei ribelli sono poche e non bastano a difendersi. Allora il distaccamento comincia furiosamente a raccogliere pietroni tutt’intorno, li impila e li dispone in file: i macigni vengono mollati e rotolano come una valanga; saranno una ventina i fascisti che restano sul terreno e gli altri sono costretti a schizzare via per non esserne travolti, mollando pure le armi che verranno recuperate dai ribelli. Dopo il Balmafol Lupo viene aggregato al distaccamento del comando. È giovane, robusto, veloce, perfetto come portaordini. Dopo sei mesi, verso la fine del 1944, torna alla 17a dai suoi amici cremonesi, da Kiro, dal comandante Deo e dal vicecomandante Pucci, che è stato un suo compagno di scuola. Alla 17a il comandante della brigata gli fa lasciar giù il moschetto e gli dà il suo mitra.

Il 24 marzo Lupo partecipa a un’imboscata nei confronti di una colonna fascista che sale verso il Colle del Lys inducendola a una precipitosa ritirata, ma cinque giorni dopo fascisti e nazisti tornano in forze e anche lui rimane coinvolto nel furioso rastrellamento sopra Favella in cui rimane ferito gravemente il comandante Deo e sono uccisi il suo vice Pucci e altri partigiani. Insieme ai suoi compagni cerca di mettere in salvo Deo e fargli avere le prime cure, ma è tutto inutile perché il mattino dopo il comandante muore. Dopo questo fatto i partigiani della brigata decidono di scendere in pianura e quasi ogni notte compiono un’azione contro i tedeschi: a volte anche in città, col parabellum nascosto sotto il cappotto. Il 27 aprile arriva la Liberazione, finalmente, e anche Lupo partecipa ai combattimenti per liberare Torino.

Quando la guerra è finita torna a Cremona e decide di iscriversi al partito comunista. Mette in piedi la Uisp, l’Unione italiana sport popolare, che sarà il motivo della sua rottura col partito, quando questo decide di togliergli la sede. A Cremona trova lavoro come magazziniere nelle farmacie comunali e sposa una farmacista. Non ha figli. Quando va in pensione si sposta a Genova. Da molti anni collabora con il Comitato Resistenza Colle del Lys per diffondere soprattutto nelle scuole i valori della Resistenza e della costituzione repubblicana, nata dalla lotta di Liberazione. Dice sempre che per lui la Resistenza è stata una palestra di vita e che ora la cosa più importante è passare il testimone ai giovani affinché il sacrificio dei partigiani non sia stato vano.