Internet e i ragazzi, le opportunità e i rischi

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I social network, le nuove tecnologie di comunicazione, rappresentano un cambiamento epocale per la società, in particolare per la scuola e i genitori. Una vera e propria mutazione che comporta molte opportunità e qualche rischio. A dirlo è Anna Salvatore, dirigente dell’istituto comprensivo, introducendo, ieri sera nell’auditorium cav. Mario Magnetto, l’incontro di presentazione del progetto “Mediamente”, promosso dall’amministrazione comunale in collaborazione con la scuola.

Una serata nel corso della quale sono stati chiariti molti dubbi in relazione ai comportamenti di un genitore rispetto al rapporto dei propri figli con Internet. A far luce, oltre alla stessa dirigente scolastica, Valeria Zangara educatrice della cooperativa Esserci che realizza il progetto, e il media educator Michele Marangi.  A presentare il confronto, Piero Genovese, assessore alle politiche sociali. «È un tema importante, per i genitori, la scuola, gli educatori, rispetto al quale siamo in difficoltà. Abbiamo verificato la preoccupazione delle famiglie rispetto al rapporto dei loro figli con Internet, la loro esigenza di capire le opportunità e i rischi. Per questa ragione l’amministrazione comunale ha promosso questo progetto, che è un percorso di promozione del benessere», ha spiegato il vicesindaco di Almese.

Nel ringraziare il Comune per la collaborazione costante con la scuola, Anna Salvatore ha osservato che le nuove tecnologie operano in concerto con la pedagogia. Vecchio e nuovo, insomma. Ma c’è ancora molta strada da fare. In Italia, spiega, solo il 6 per cento dei ragazzi usa le nuove tecnologie a scuola, contro il 16 per cento del resto dell’Europa. «I ragazzi devono avere delle competenze, non bastano più le sole conoscenze. Le nuove tecnologie aiutano ad insegnare ad essere autonomi e la scuola deve essere capace di guidare i ragazzi e le famiglie verso questo cambiamento. È una grande opportunità».

Ecco, quindi, il progetto che interessa gli alunni della scuola media, le seconde quest’anno, le terze il prossimo. Ne parla  Valeria Zangara, osservando che i ragazzi vogliono degli spazi pubblici di espressione, ma vanno educati all’uso delle nuove tecnologie, con l’obiettivo di aiutarli a formarsi una cosciernza civile. Il progetto si chiama Mediamente ed è costruito sull’idea di educazione alla cittadinanza, creando un cittadino media-alfabetizzato. Ciò che i media fanno è amplificare ed esportare modelli a cui i più giovani aderiscono spesso senza conoscere il reale contesto di nascita e sviluppo. Ne risulta così un’adesione talvolta acritica, sebbene caratterizzata dall’intraprendenza e dall’intransigenza giovanile. Da qui la necessità di nuove competenze per la comprensione del reale.

Il progetto si sviluppa su tre livelli di intervento: alfabetico, la conoscenza dei singoli media (fotografia, cinema, giornali, televisione, web); critico, la riflessione e l’analisi sui contenuti, dunque la crescita di consapevolezza; espressivo, la capacità di produrre messaggi in modo responsabile. Non a caso, al termine del progetto i ragazzi realizzeranno un video.

Questi concetti sono stati ripetuti anche dal  media educator Michele Marangi, che ha parlato dei rischi e delle opportunità rappresentate dalle nuove tecnologie. «Dobbiamo insegnare ai ragazzi a selezionare e organizzare le nuove modalità per stare nella società. I nuovi media rappresentano un apprendistato di tipo cooperativistico, ma bisogna riflettere sul ruolo che svolgono nella produzione non solo di immagini, ma anche di un immaginario collettivo e di rappresentazioni simboliche, sociali e culturali che possono avere una notevole influenza nei processi di apprendimento e di crescita degli adolescenti contemporanei, grandi fruitori di immagini audiovisive».

I rischi ci sono, eccome. Ad esempio, osserva Marangi, di non praticare più la vita reale. Sta alle famiglie e alla scuola trovare delle mediazioni culturali e generazionali, in una prospettiva di formazione continua in termini educativi e pedagogici.

1/4/2014